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Metodologia della didattica vocale e della prassi esecutiva rossiniana

“Rossini Lab”

Il seminario di studi rossiniani, fondato da Giovanni Botta nel 2020, si avvale del prezioso patrocinio della Fondazione Rossini di Pesaro. RLab è riservato a cantanti e pianisti accompagnatori che desiderano approfondire e studiare in maniera specifica ed articolata il repertorio rossiniano.

Il corso prevede lezioni di metodologia, prassi esecutiva e interpretativa i cui fondamenti risiedono nella comprovata esperienza e passione dei due docenti diretta e teoretica con il mondo rossiniano. Il seminario include momenti di approfondimento e chiarificazione teorica dell’estetica e della filosofia della voce rossiniana finalizzati ad una piena consapevolezza metodologica e interpretativa del gesto vocale.

Info "Rossini Lab"

rossinilab@hotmail.com

La finalità  del corso consiste in una ragionata e pratica fondazione di una specifica didattica ed ermeneutica vocale rossiniana; delineando altresì, attraverso una sapiente sinergia di competenze, coordinate essenziali tecnico-interpretative della grammatica musicale rossiniana. Il seminario cercherà di rispondere alle innumerevoli problematiche poste dalla peculiare scrittura rossiniana e far fronte alla domanda urgente di come cantare Rossini oggi. L’ispirazione primaria del seminario proviene dalle imprescindibili acquisizioni  della Rossini Renaissance di Pesaro, filtrate alla luce della contemporaneità. Il corso si articola in maniera flessibile con le specifiche esigenze dei corsisti attraverso lezioni individuali  con i rispettivi docenti e lezioni in compresenza, in modo da massimizzare il profitto dello studio dei reciproci ambiti. Il seminario è aperto alla frequenza di uditori. Il seminario si focalizzerà sullo studio del repertorio rossiniano dei partecipanti o in alternativa su una singola opera musicale di Rossini conferendo un taglio più specifico al corso. Il seminario termina con un concerto finale dei partecipanti, pianisti compresi ed eventualmente con la rappresentazione di un opera rossiniana con orchestra

Intervista : Giovanni Botta e il Rossini Lab

Opera Click

Alla vigila delle recite de La cambiale di matrimonio che si terranno al Teatro Coccia di Novara il 22 e 23 dicembre, come esito finale della prima edizione del RossiniLab, incontriamo Giovanni Botta, fondatore e direttore artistico dello stesso laboratorio rossiniano, per fare un po’ il punto della situazione e farci spiegare le caratteristiche di questa particolare “bottega”.

Com’è nata l’idea di organizzare un laboratorio di formazione rossiniana?

Non saprei collocare a livello temporale la fase precisa del momento ideativo del RossiniLab; il mio desiderio di lavorare su Rossini e per Rossini è una costante ricorrente fin da giovanissimo. La partecipazione all’accademia rossiniana del ROF nel 2001 è stata come una sorta di detonatore della mia passione rossiniana. Senza alcun dubbio in quell’anno principia una sorta di mania rossiniana che si declinerà non solo nella pratica diretta vocale e conoscitiva di gran parte del suo repertorio, ma anche in una ricerca, che continua ancora, sul mondo rossiniano in senso lato.
Tra i molteplici approcci ermeneutici mi è sembrato essenziale ed imprescindibile quello filosofico, per cogliere la pienezza del genio rossiniano. Mi sono reso conto della capacità e possibilità del discorso filosofico di cogliere integralmente l’essenza metafisica e la verità musicale di Rossini, oltre ai necessari apporti storico-musicologici.
La lezione del Maestro Zedda si è configurata, per me giovanissimo tenore, come un vero tornante cruciale per il mio futuro di “rossiniano”. Zedda aveva la rara capacità, legata alla sua vastissima formazione culturale umanistica, di elaborare riposte profonde di fronte alle grandi interrogazioni poste dalla scabrosità virtuosistica della prassi vocale rossiniana; in aggiunta alle doverose indicazioni di stile e tecnica il maestro va oltre e assume Rossini all’interno di quadri concettuali filosofici che fornivano i fondamenti epistemologici e metafisici della correttezza prassica e della congruenza estetica-vocale, verso cui era rigorosissimo.
È con il Maestro Zedda che si profila in me con forza apodittica la tesi di un “Belcantismo Rossiniano” a tutti gli effetti peculiare e non assimilabile ad altri compositori, seppur coevi.
Insieme al Maestro Rosciani poi, che questo anno assume il compito della direzione d’orchestra, abbiamo maturato un progetto di cooperazione che mettesse a frutto le reciproche esperienze acquisite sul campo rossiniano che è sfociato nella ideazione del RossiniLab; riconosco e ringrazio il merito e il supporto ideativo del Maestro Rosciani (che è stata inoltre mediatrice per il patrocinio della “Fondazione Rossini”) per la prima versione del RossiniLab che inizialmente si configurava come una sorta di masterclass itinerante.
Il RossiniLab in seguito ha assunto una sua nuova versione, per molteplici ragioni, una progressiva autonoma configurazione giuridica e istituzionale di cui ho assunto la titolarità della direzione artistica e scientifica, oltre che il coordinamento didattico, diventando parte integrante del mondo Afam, dell’European Opera Academy della Fondazione Coccia e di altre istituzioni accademiche che si stanno associando.
Negli ultimi anni, in coincidenza con la mia attività didattica in Conservatorio è maturata sempre più un’istanza profonda di pormi al servizio dell’ideale estetico rossiniano nell’ambito della didattica istituzionalizzata Afam e il RossiniLab è stata l’occasione più concreta che potessi avere a disposizione in aggiunta ad una direzione lungimirante del conservatorio “G. Cantelli” nella persona di Roberto Politi.
In qualità di fondatore e direttore artistico e scientifico del RossiniLab non posso che nutrire profonda gratitudine per il compito e la responsabilità grande che mi attende da questo momento a venire.
Il RossiniLab cercherà di avere un approccio multiplo e polifonico su Rossini con la certezza che tale compositore abbia delle specificità non assimilabili ad altri stili che non possono essere ridotti ad un problema di una giusta prassi vocale.
Anche se il RossiniLab vuole e deve rispondere al grande interrogativo fondativo che è quello di “Come cantare Rossini Oggi”, lo vuole fare attraversando i grandi snodi estetico-musicali che connotano la grammatica vocale rossiniana, per poter delineare così una risposta più esaustiva e congruente.
Rossini è un compositore attualissimo che e per certi aspetti ultra moderno è lo è in virtù del fatto che la sua musica così densamente obiettiva e rivelativa delle strutture ontologiche del reale sa fornire, se opportunamente recepito ed eseguito, risposte esistenziali profondissime oltre che stimolare interrogativi.
Rossini è una risorsa del patrimonio immateriale della cultura italiana da preservare con pervicacia e determinazione; veicolo di concreta resistenza al nostro divenire immerso ormai in una immemore accelerazione temporale nichilistica orientata.
Rossini è eterno ed inesauribile, come lo è pienamente un classico, profondamente nostro e per il nostro tempo grazie al quale si liberano traiettorie di senso essenziali dove il rumore e la insensatezza della vita si pongono sullo sfondo.

Cosa si intende per “prassi esecutiva rossiniana”?

Per prassi esecutiva rossiniana si intende primariamente una rivisitazione ragionata dei grandi luoghi della scrittura rossiniana, i suoi tratti salienti ed elaborare necessari codici di liceità e correttezza stilistica e tecnico-vocale.
Per “prassi rossiniana” ovviamente non alludiamo ad un’algida ripresa acritica e filologica strictu senso; è opportuno ricordare che le grandi edizioni critiche, pensiamo a quelle prodotte dalla fondazione Rossini in questi anni, sono strumenti atti a porci domande sulla eventuale inadeguatezza o coerenza dei nostri sistemi interpretativi ed esecutivi e non per vincolare in maniera restrittiva la nostra libertà.
Non è l’aderenza al modo “originale” dei primi interpreti quella che interessa al RossiniLab, quanto immettere nel grande filtro della sensibilità esecutiva contemporanea alcuni paradigmi regolativi su cui poter misurare la pertinenza dei nostri gesti vocali.
Il RossiniLab procederà a strutturare, con approcci interdisciplinari, alcune basilari (e spesso disattese) regole orientative o misure formali in relazione alle variazioni, cadenze, interpolazioni, riprese, puntature, gusto, colorature, sillabati e a tutte le molteplici tipicità della scrittura rossiniana.
Alla luce delle mille acquisizioni degli studi sulla Rossini Renaissance, delle testimonianze discografiche, fonti dirette manoscritte e documentali (epistolari, conversazioni etc.), bibliografia, la mole di lavoro della Fondazione Rossini etc. si procederà a costruire un sistema coerente unitario di sintesi per i giovani interpreti e per le generazioni future.

Quali sono le caratteristiche distintive della didattica vocale rossiniana?

Nella didattica del canto lirico esistono molteplici specificità applicative, pur muovendoci all’interno di una cornice unitaria di concetti generali e coordinate oggettive e foniatricamente suffragate (parametri quali quelli di appoggio, sostegno, articolazioni, posizioni vocali, postura etc. etc.).
Uno degli ambiti più temuti della didattica vocale è di sicuro quello della pratica vocale rossiniana. Rossini costituisce un mondo a sé non solo all’interno del panorama storico-musicale ma anche in quello della prassi esecutiva vocale. Rossini dà a pensare, smuove le coscienze con la sua intrinseca trasgressività tellurica, sottoponendo l’aspirante esecutore a molteplici problematiche inedite e sconcertanti. Pensiamo, ad esempio, alle difficoltà della tipica coloratura rossiniana, spesso scritta in zone impervie quali la zona acuta e nel passaggio di registro; la necessaria gestione e l’opportuno dominio degli acuti e dei sopracuti; la corretta padronanza del legato; l’osservanza rigorosa dell’agogica; la sapiente realizzazione degli abbellimenti e dei virtuosismi vocali in senso lato; il problema delle variazioni, il dominio assoluto della propria voce; l’attitudine interpretativa e altro ancora.
Le succitate figure obbligate della prassi rossiniana sono solo una parte delle plurime difficoltà che l’esecutore dovrà affrontare nel corso del suo studio.
L’impatto con la prassi esecutiva rossiniana è una sfida contro i limiti e sollecita il discente ad un necessario approfondimento tecnico o rivela, nella peggiore delle ipotesi, l’inconsistente tenuta del suo armamentario.
Una metodologia vocale rossiniana autentica trascende un approccio utopistico dello spontaneismo naturalistico e al contempo quello iper-tecnicistico meccanicistico; entrambi gli approcci naufragano inesorabilmente in quella speciale e ineffabile eccedenza del discorso vocale rossiniano.
Da una parte i fautori del naturalismo non riusciranno nell’impresa di decodifica della risoluzione tecnica delle figure vocali obbligate rossiniane; dall’altra parte invece un iper-tecnicismo (affondo o immascheramento su tutto), complica il tutto irrigidendo lo studente in sovrastrutture che finiranno per sovvertire un’emissione fluida ed autentica a favore di esiziali imposti, iperfunzionalità di vario genere declinanti in surmenage e malmenage vocali.
L’aspirante rossiniano deve essere un esecutore tecnicamente ferrato e al contempo capace di erranza e di allontanamento dall’impostazione vocale per rivelare gli aspetti reconditi e metafisici della musica del Pesarese, senza cedere alla tentazione della freddezza esecutiva, del compiacimento edonistico o dell’emissione forzata.
La sola musica rossiniana così come è scritta non basta: solo una tecnica liberante e un giusto approccio estetico ed espressivo dell’allievo ne porterà alla luce la sua intima bellezza e la sua sconcertante verità. Allo studente e aspirante esecutore rossiniano spetta il compito non semplice di una pratica vocale diuturna, paziente e costante contrappuntata dalla guida solerte del docente.
Per quanto attiene ancora allo specifico della didattica rossiniana dobbiamo annoverare alcune caratteristiche del maestro di canto. Un maestro che abbia praticato in prima persona il repertorio rossiniano non costituisce un parametro obbligato ma preferenziale, sempre che il docente in questione infatti abbia preso coscienza sistematica della sua tecnica e la sappia declinare in offerta didattica comprensiva, chiara e allo stesso tempo oggettivamente suffragata da principi di eufonia e di fondamenti foniatrici. È notorio comunque che grandi esecutori spesso non sono validi docenti, ma resta comunque valido il principio che è impossibile addentrarsi nel labirinto delle codifiche corporee e mentali della prassi rossiniana senza averne una personale contezza ed esperienza diretta, anche se tali principi siano stati applicati ad altro repertorio dal docente prescelto.

Quali sono i principali obiettivi pratici che si pone il tuo laboratorio?

Innanzitutto fornire ai ragazzi un opportuna mappatura storico-culturale ed estetico del fenomeno Rossini ed uno strumentario più propriamente tecnico-vocale.
Tra le finalità primarie del RossiniLab rientra quella di delineare paradigmi regolativi e normativi per una conduzione vocale di Rossini che abbia una sua coerenza estetica e pertinenza vocale, concentrandosi anno per anno sul repertorio vocale rossiniano e su un’opera rossiniana prescelta.
L’altro ambizioso obbiettivo correlato all’aspetto più propriamente di studio è la produzione di un’opera di Rossini in teatro con un allestimento completo. Per questa prima edizione debutteremo con La Cambiale di Matrimonio il 22 e 23 dicembre presso il Teatro Coccia di Novara. Non posso esimermi dal citare i solisti selezionati dal nostro RossiniLab nelle persone di Ranyi Jiang, Matteo Mollica, Jayu Jin, Nanxin Ye, Semyon Basalaev, Franco Celio, Simona Ruisi, Davide Lando e Maria Eleonora Caminada.
I giovani solisti hanno dimostrato nella intenso studio preparatorio grande motivazione, audacia, grande talento vocale e scenico, desiderio di apprendimento vivissimo che li hanno condotti verso un ideale espressivo ed estetica vocale pienamente rossininiano. Il cast della ‘Cambiale di Matrimonio’ rappresenta a tutti gli effetti la prima generazione pionieristica di una nuova leva rossiniana che sicuramente darà prova di sé negli anni a venire;
Di fatto il RossiniLab sorge come una sorta di laboratorio formativo permanente in ambito AFAM e nello specifico nel conservatorio “Guido Cantelli” di Novara (in cui sono docente di canto) e legato istituzionalmente, con puntuali protocolli di intesa, con il Teatro Coccia nonché ad altre strategiche alleanze come la “Fondazione Rossini” e l’accademia del Rof Pesaro e i tanti altri partner che si stanno via via aggregando.
Il RossiniLab aggiunge dunque al suo aspetto laboratoriale un aspetto più performativo, una sorta di scuola di avviamento al teatro musicale rossiniano per le giovani generazioni.

Secondo te quali sono gli aspetti più importanti che avevamo avuto modo di apprendere dagli anni d’oro della Rossini Rennaissance, nonché dal contributo fondamentale apportatoci dal grande Zedda, e che stiamo rischiando di perdere?

La risposta prevede una argomentazione molto articolata al suo interno; la cosa che vorrei sottolineare è che, a dispetto di tre generazioni ormai di vocalisti rossiniani usciti dal ROF , molti tra questi divenute star internazionali, reputo che ci sia una sorta di inversione di tendenza che però non è legata ad un problema vocale.
Esistono infatti grandi voci anche nel panorama contemporaneo, dotate di carisma vocale, scenico ed interpretativo ma che per molteplici ragioni non hanno più il tempo necessario da offrire alle grandi questioni rossiniane. Il teatro d’opera oggi è attraversato, come tutto il mondo contemporaneo, del resto, da una onnipervasiva accelerazione temporale che investe tutti i campi della vita saturando lo spazio dello studio severo e profondo.
Si affronta Rossini in una modalità spesso generica e univoca, come uno tra i tanti, senza porsi le necessarie domande o rispondere ai grandi quesiti che lo stesso compositore prospetta. La musica di Rossini ha bisogno di interpreti che sappiano insufflare vita spirituale e umana e nobilitare l’apparente semplicità degli elementi scritturistici trasfigurandoli in archetipi vocali. Il rischio di un Rossini non mediato è non solo un evidente snaturamento della sua verità ma il rischio di renderlo inespressivo e totalmente privo di significato.

Con quale criterio vi siete suddivisi i compiti, durante la master, tu e gli altri prestigiosi insegnanti che sei riuscito a coinvolgere?

La prima edizione del RossiniLab 2021 ha visto la compresenza della mia docenza con quella del Maestro Mirca Rosciani, che sarà inoltre il direttore d’orchestra incaricato per questa edizione. Per quanto mi concerne mi sono occupato di effettuare un lavoro analitico della prassi vocale procedendo ad una sorta di calibratura della condotta vocale da un punto di vista di tecnica e di consapevolezza estetica e poetica, in aggiunta ho svolto lezioni teoriche sul fondamento estetico e filosofico del vocalismo rossiniano che hanno sortito un largo interesse e consenso. In aggiunta la prima edizione del RossiniLab si è avvalsa della preziosa collaborazione di un insigne artista rossiniano come Alessandro Marangoni, collega e docente interno al Conservatorio Cantelli di Novara, con un seminario sull’estetica vocale rossiniana, e una lezione del dott. Daniele Carnini, direttore editoriale della Fondazione Rossini di Pesaro, con una conferenza sull’edizione critica della Cambiale e sul concetto di “Belcantismo Rossiniano”.
Posso dire con una certa soddisfazione personale che sono stati pienamente realizzati tutti gli obiettivi formativi ed educativi del RossiniLab che mi ero prefissato, che si sono articolati in una triplice finalità: quella estetico-vocale, performativo-prassica e non in ultimo quella filosofico-musicologica.
A coronamento poi di tutto il lavoro del mese, l’ultima settimana è stata affidata al magistero di Ernesto Palacio, una delle voci più autorevoli nel panorama di Rossini oggi, a prescindere dal suo ruolo istituzionale come Sovrintendente del ROF. La masterclass del Maestro Palacio, coronata da un galà lirico, è stata un vero e proprio compendio del lavoro svolto nelle settimane precedenti.
Il RossiniLab ha contemplato nel suo parterre di docenti anche Alfonso Cipolla, amico e collega del Conservatorio ‘G. Cantelli’ di Novara; Cipolla si è occupato di preparare i ragazzi per la realizzazione scenica dello spettacolo e lo ha fatto nello stesso alveo del RossiniLab e cioè indagandone le ragioni sottese ad una specificità del teatro rossiniano con i suoi correlati gestuali ed interpretativi. Cipolla da drammaturgo, storico del teatro, critico ed intellettuale di profonda levatura ha colto lo spirito metafisico dei personaggi rossiniani totalmente metaforizzato, traslati, archetipici e profondamente antirealistici e depsicologizzati.
È una gioia per me e per i ragazzi la risorsa di un vero lavoro di squadra con Cipolla, fatto di rispetto, amicizia, visione di insieme sulle cose, operatività e distinzione sempre naturale dei ruoli; dopo il successo di ‘Domanda di matrimonio’ di Chailly, sempre per il Coccia, ritrovarsi in Rossini è stata una naturale conseguenza di una affinità culturale e spirituale unica. Non posso esimermi di ringraziare la bravissima e talentosa costumista Silvia Lumes che per certi aspetti ed in maniera congrua a tutta la nostra operazione culturale, ha concepito infatti dei costumi in un ottica rossiniana conferendo ad essi una cifra di metafisica surrealità che rientra a pieno titolo nella cifra quintessenziale della poetica rossiniana. Non posso poi esimermi di ringraziare Matteo Ferrari mio allievo interno che ha da una parte partecipato al RossiniLab e che riveste anche il ruolo prezioso di assistente alla regia e direttore di produzione della nostra “Cambiale”.
È stata poi davvero grande la soddisfazione per tutta la squadra per il plauso sincero e profondo che ci ha elargito il Maestro Palacio per il livello di preparazione musicale e vocale degli iscritti al RossiniLab, nonché il plauso che abbiamo ottenuto per l’efficienza della struttura organizzativa e di tutto il personale del Conservatorio Cantelli che, grazie al direttore Roberto Politi, è riuscito a garantire uno standard di alta qualità in tutti i suoi aspetti.
Non posso non citare la preziosa ed indispensabile collaborazione della mia assistente e collaboratrice Eleonora Yirui Weng nella duplice veste di maestro collaboratore ufficiale del progetto ma anche in quello di direttrice di produzione, compito che ha saputo ricoprire con superlativa efficacia. In aggiunta Eleonora ha saputo farsi carico anche della gestione della comunicazione social e di rispondere a tutte le esigenze degli studenti con al sua proverbiale professionalità.

Su cosa si baserà la collaborazione tra il tuo laboratorio e la Fondazione Rossini di Pesaro?

La collaborazione tra il RossiniLab e la Fondazione Rossini è suggellata di fatto da un patrocinio che reputo morale, in virtù della sua autorevole egida in cui vogliamo assolutamente permanere. In aggiunta abbiamo avuto l’onore di avere tra noi (cosa che ci ripromettiamo di fare ogni anno) illustri rappresentanti della Fondazione come il sovrintendente del Rof Ernesto Palacio e Daniele Carnini.
Nei prossimi anni auspichiamo una sinergia in crescendo che annovererà in primis l’accademia del Rof e la “Fondazione Rossini” e auspicabilmente poter pensare a della coproduzioni e progetti didattici comuni condivisi .
È per me importante sottolineare che il RossiniLab non vuole arrogarsi una funzione surrogativa o vicariante dell’accademia del ROF; anche se il RossiniLab si muove secondo i medesimi obbiettivi lo fa in maniera peculiarissima, in primis perché sorgendo a livello istituzionale nell’alveo Afam preserverà un aspetto didattico preponderante e specifico nelle sue istanze. Il RossiniLab, infatti, pur avendo una anima produttiva e performativa e legami specifici con realtà teatrali, non potrà mai venire meno alla sua fondamentale missione di porsi al servizio degli studenti del mondo dell’Alta Formazione accademica o di chi vorrà annettersi ad essa rispettando le modalità e i tempi della sua declinazione didattica.

Quando hai esposto la tua idea inerente a questo laboratorio al ROF, qual è stata la reazione del grande tenore rossiniano, nonché sovraintendente del festival, Ernesto Palacio?

Il Maestro ha accettato fin da subito e di buon grado al mio invito e sono davvero colmo di gratitudine per questo. Avere tra noi una figura internazionale di riferimento assoluto su Rossini è stata una gioia immensa. Il maestro Palacio vanta una esperienza di livello internazionale non solo come grande cantante ed esponente della prima grande ed ineguagliabile prima generazione della Rossini Renaissance ma anche come manager e talent scout di giovani che sono diventate star mondiali. Palacio ha una grande passione per il mondo formativo e per la scoperta e la valorizzazione delle giovani leve rossiniane ; il maestro condividerà con il RossiniLab la sua competenza anche per la seconda edizione del RossiniLab e ne siamo davvero contenti ed onorati.

Oltre al contributo e al sostegno fondamentale fornito dal Conservatorio Cantelli di Novara, è da sottolineare anche l’importante cooperazione tra il tuo laboratorio e il Teatro Coccia di Novara: in cosa consisterà questa collaborazione? Hai qualcuno in particolare da ringraziare?

Innanzitutto, guarderei al Conservatorio Cantelli di Novara, che considero la mia seconda famiglia, senza di cui nulla sarebbe potuto essere. Non è comune avere direttori come Roberto Politi che ha fin da subito sostenuto, incoraggiato il progetto del RossiniLab mobilitando risorse materiali e immateriali preziose come il personale, gli spazi e tanto altro con una lungimiranza e dedizione unica. Non è superfluo porgere un ringraziamento a tutta la squadra del Cantelli che ha reso possibile il buon esito del RossiniLab.
Il conservatorio Cantelli è davvero una eccellenza nel mondo Afam, non solo per avere al suo interno un corpo docente qualificato, ma altresì per il folto numero di iniziative, produzioni ed eventi oltre che per una sinergia peculiare con un teatro di tradizione come il Coccia.
In relazione a questo devo ringraziare profondamente Corinne Baroni e il suo ormai rinomato intuito creativo e la sua abilità manageriale per aver dato al RossiniLab la possibilità di istituire una sinergia profonda tra il mondo Afam e quello del Teatro, istituendo così di fatto un connubio virtuoso che è a tutti gli effetti un unicum nel mondo. Tale cooperazione sarà impegnata nei prossimi cinque anni nella produzione di tutte le farse rossiniane (Scala di seta, Signor Bruschino, Occasione fa il ladro, Inganno Felice oltre alla meravigliosa Adina) e impegnata a reclutare una nuova generazione di rossiniani.
Ogni anno al RossiniLab ci sarà un’opera nuova da studiare analiticamente in tutte le sue parti, il cui fine sarà la resa performativa in teatro unendo a tale finalità professionalizzante quella culturale ed estetico-vocale.

L’obiettivo primario che ti sei posto per questo primo anno del laboratorio consiste nella messa in scena di un’opera: raccontaci un po’ di questo aspetto.

Assolutamente sì. Preservo sempre all’interno dei miei progetti un coté utopistico e un coté pragmatico come quello di realizzare una opera per un palcoscenico come il Coccia, frutto di una visione ideativa che si è pienamente inverata.
Ritengo utile ed essenziale (parlo in primis come docente) fornire ai giovani studenti di canto, in aggiunta alla opportuna preparazione strumentale e culturale, uno sbocco diretto su un grande palcoscenico . Il RossiniLab si assumerà l’onere o l’onore di formare giovani leve rossiniane con la passione nel cuore e altresì quello di colmare il divario ormai ingestibile tra mondo della formazione accademica Afam e Teatro.
Formazione e Produzione: una duplicità di intenti, due poli quelli dello statuto programmatico del RossiniLab indivisibili, che cercherò di tenere sempre insieme per il bene dei giovani studenti e professionisti vocali.

In merito all’aspetto economico, per quel che concerne le iscrizioni degli allievi, sono previste delle borse di studio?

In merito al bacino degli allievi potenziali del RossiniLab tengo a precisare che quest’anno abbiamo optato per molteplici canali che tenderanno a crescere nei prossimi anni.
Il primo canale degli iscritti è rappresentato dagli allievi interni del dipartimento di Canto del Conservatorio Cantelli; il secondo dall’European Opera Academy (un consorzio di molteplici conservatori europei con sede a Maastricht); un terzo dagli studenti dell’Accademia AMO per giovani cantanti del Teatro Coccia ed un quarto da un canale di iscrizioni esterne per tutti gli studenti dei conservatori italiani (dal prossimo anno aumenteranno i canali di inclusione).
La quota per gli interni e per gli studenti dell’AMO è stata per questo anno gratuita, così come quella per European Opera Academy, mentre gli esterni è stata prevista una quota di iscrizione molto calmierata. Per quest’anno abbiamo previsto due borse di studio che tenderanno ad aumentare per la prossima stagione in virtù di cooperazioni di partnership che si stanno profilando all’orizzonte.
Dall’anno prossimo si attiverà inoltre un sito internet dedicato sul sito del Conservatorio ‘G. Cantelli’ di Novara in aggiunta ad una pagina Instagram e Facebook ‘RossiniLab’ già attive e molto seguite.

Ci racconti un po’ delle novità per il prossimo anno?

Per l’anno prossimo la seconda opera di Rossini che produrremo sarà La scala di seta a cui si affiancherà una nuova opera buffa contemporanea su commissione. Questa idea di vivificare la prassi compositiva del genere buffo è stata del Maestro Marco Taralli, docente al Conservatorio ‘G. Cantelli’ di Novara e responsabile della scuola di composizione dell’Accademia AMO. Taralli, che già da quest’anno è stato parte integrante del RossiniLab per una serie di aspetti e che ringrazio dal cuore, sarà il responsabile di un’operazione culturale che da un lato vuole promuovere e rilanciare la languente vena creativa dei giovani compositori verso l’opera buffa, dall’altro potenziare ed evidenziare implicitamente la inaudita attualità del teatro comico rossiniano, sempre in bilico tra teatro dell’assurdo, follia organizzata ed utopia metafisica di largo respiro. Tale operazione è di sicuro un vanto che si aggiunge alla ricchezza della fucina creativa e formativa del Teatro Coccia nonché alla sua capacità di accompagnare i giovani nel mondo della produzione teatrale .
Un’altra grande novità consiste in un arricchimento del piano della offerta formativa del RossiniLab che alla mia docenza principale vedrà nel suo parterre come docente stabili il già citato Alfonso Cipolla e il Maestro Alessandro Marangoni che dall’anno prossimo sarà il responsabile di un modulo specifico sulla musica vocale da camera; siamo così in grado di inserire un modulo riservato ai pianisti accompagnatori e a coloro che desiderano approfondire e conoscere il copioso, e ancora sconosciuto, tesoro dei Pechées de vieillesse di cui Marangoni è un punto di riferimento assoluto.
Ritengo che l’inserimento di tale sezione sia davvero una ricchezza di cui non posso che esserne fiero, alla luce del grande desiderio che mi anima di diffondere il genio rossiniano in tutti i suoi molteplici aspetti. Coinvolgere i pianisti, oltre che i cantanti, non fa che rendermi orgoglioso e felice soprattutto per i ragazzi che scopriranno mondi inaspettati.
Altra novità di assoluto rilievo è poter annoverare tra i docenti stabili del RossiniLab anche il Maestro Antonino Fogliani, grande amico e punto di riferimento internazionale insuperabile per il repertorio rossiniano e non solo, risorsa immane per i giovani che vogliono specializzarsi nella concertazione e direzione di titoli rossiniani.
La presenza di Fogliani è un vanto e un onore grande per il RossiniLab che potrà occuparsi anche della formazione di una specifica scuola direttoriale rossiniana con tutte le sue molteplici peculiarità di cui sentiamo grande bisogno oggi e per i tempi futuri.
Nascerà proprio per tale esigenza un laboratorio di direzione d’orchestra permanente in cui i giovani direttori potranno cimentarsi con la lettura di uno dei titoli previsti dal RossiniLab: una gioia per me immensa. Auspichiamo di poter annoverare come docenti stabili, già dall’anno prossimo, gli studiosi in rappresentanza della Fondazione Rossini. Nel parterre dei docenti stabili abbiamo l’onore di includere il Maestro Ernesto Palacio anche per la edizione del 2022 che spero vedrà già in atto una compiuta sinergia con l’accademia del ROF.
Un’atra novità è la nascita del progetto del Teatro Coccia, “DNA Italia. Verde, Bianco e Rossini” ideato da Corinne Baroni, già attenzionato dai ministeri dell’Università e dell’Istruzione, che costituisce una cornice culturale del Coccia in cui figurerà la produzione del RossiniLab.
Alla luce di questa operazione rossiniana di tale portata, sempre grazie all’intuizione progettuale del direttore Baroni, “DNA Italia” in aggiunta alla già citata rivoluzionaria commissione di opere buffe prevederà un laboratorio di regia, affidata a Deda Cristina Colonna, che si occuperà della messa in scena delle produzioni del RossiniLab con una cifra estetica unitaria colmando le esigenze specifiche del teatro musicale rossiniano chiudendo così i campi correlati al mondo rossiniano ( voce, direzione, teatro, pianoforte).

Che impatto ha avuto nella tua vita Gioachino Rossini?

L’impatto che potrebbe avere per chiunque abbia la fortuna di imbattersi in un grande maestro e cioè quella di “aprire mondi”, con tutto il portato di carica di ideale che ne consegue. Rossini è la mia grande utopia ma di quelle operative, concretissime, regolative che sanno guidare la tua vita donando ad essa un ethos profondo e una pienezza di senso inaudita. Rossini è promessa di eternità e di salvezza attraverso il sorriso e lo spirito che a dispetto della tragedia del vivere delineano scenari di gioia che ci fanno impazzire di felicità come Cenerentola.
Grazia ancora Maestro Rossini.

Obbiettivi e finalità del Corso:

Epistemologia e filosofia della vocalità rossiniana:

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