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Jacques Maritain e Gabriel Marcel. Un’amicizia attraverso la corrispondenza (1928-1967)

Questo libro pone in risalto non soltanto l’evoluzione dell’amicizia tra Jacques Maritain e Gabriel Marcel, ma anche l’influsso esercitato dall’uno sull’altro. Se è la fede in Dio che avvicina i due pensatori, sarà la filosofia e la politicaad allontanarli, come mette in luce Botta nel suo corposo saggio introduttivo: «Il maggiore dissenso tra i due concerne le nozioni di essere e di esistenza, che costituiscono la differenza fondamentale tra il tomismo e l’esistenzialismo. Per i tomisti, il concetto di esistenza è sempre applicato a tutto ciò che esiste, e i filosofi tomisti si concentrano su ciò che esiste proprio perché esiste ed è reale. Per gli esistenzialisti, il concetto di esistenza fa riferimento primariamente all’esistenza umana. L’essere, per Maritain, è l’oggetto della conoscenza che è inizialmente colto da un’intuizione intellettuale, resa poi esplicita nella riflessione metafisica. Per Marcel, invece, l’essere si riferisce a tutte quelle aree di esperienza inaccessibili alla conoscenza concettuale e disponibili solo alla riflessione secondaria; l’essere si perde se diventa oggetto esclusivo dell’attenzione della conoscenza concettuale» (p. 21).

In realtà, il disaccordo è molto più tenue rispetto a quello che inizialmente appare, e per questo Maritain cercherà di comprendere il linguaggio dell’amico, sforzandosi di farlo suo; non sarà così per Marcel, il quale proverà sempre una certa ritrosia nei confronti del pensiero tomista, anche se inizialmente tenterà di accostarvisi. Nonostante ciò, Marcel e Maritain – scrive Botta – «nel corso della loro vita, non riescono a convergere su ciò che hanno in comune, ma piuttosto si fermano su ciò che li separa» (pp. 22 s).

L’incomprensione tra i due filosofi si manifesta anche a livello politico, soprattutto quando divampa la guerra civile spagnola, durante la quale firmano i medesimi manifesti, ma con motivazioni diverse. Entrambi vogliono «la verità e la giustizia innanzitutto», come scrivono nel giugno del 1937, ma, se Maritain è persuaso che occorra promuovere una democrazia repubblicana, Marcel ritiene che la sovranità popolare non sia in realtà realizzabile, anzi sia «l’elemento caduco della democrazia» (cfr p. 163). Marcel taccerà Maritain di essere filocomunista, e lui gli risponderà indignato: «La sua lettera mi rattrista non per la sua durezza, ma per la sua ingiustizia […]. Non posso invece accettare che lei riconduca il mio pensiero alle posizioni di un “fronte popolare” a predilezione “comunista”» (pp. 144 s). Dopo un successivo scambio, l’ultima risposta di Maritain fa prevedere una rottura che sarà definitiva. Infatti, scrive ancora Botta, «dopo la sospensione della corrispondenza nel 1939, Marcel scrive nel 1944 una lettera di condoglianze per la morte della madre di Maritain, ma nulla è più come prima. I due si incontrano a Roma durante il periodo in cui Maritain è ambasciatore di Francia presso la Santa Sede tra il 1945 e il 1948 […]. Il rapporto tra i due è comunque rotto. Marcel scrive ancora una lettera di condoglianze a Maritain nel 1960, questa volta per la morte di Raïssa, e nel 1963 invia una lettera di congratulazioni per il Grand prix national des Lettres di cui Maritain è stato insignito. Due anni dopo, Maritain invierà a Marcel il messaggio del Concilio Vaticano II Agli uomini di pensiero e di scienze, ricevuto da Paolo VI» (p. 51).

A motivo del Concilio, Maritain nel 1966 compone Il contadino della Garonna, riaffermando, contro i conservatori e i progressisti, la centralità delle posizioni teologiche del realismo tomistico, considerando «ideosofia» le interpretazioni unilaterali del Vaticano II. Marcel lamenta, in una lettera, di non essere stato citato e chiede spiegazioni; Maritain gli risponde: «Desidero rassicurarla sul fatto che non ho avuto nei suoi riguardi nessuna intenzione sgarbata; la sua lettera mi ha stupito molto […]. L’idea che io abbia voluto eliminarla è pura fantasticheria. Però, visto che le è venuta questa idea, le esprimo il mio dispiacere per averla rattristata, nonostante ciò sia stato involontario e non intenzionale» (p. 173). Questa importante raccolta di lettere inedite permette di comprendere come per ragioni personali, caratteriali, intellettuali Marcel non figuri «sicuramente tra coloro che hanno sostenuto e arricchito la riflessione filosofica di Maritain e nemmeno tra coloro che hanno cercato un dialogo o un confronto vero con la sua filosofia. Fa sicuramente parte di coloro che hanno ammirato e che hanno amato più l’uomo che il filosofo» (p. 52).

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