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Intervista a Giovanni Botta

GIOVANNI BOTTA TENORE DALLA TECNICA SOLIDISSIMA

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Giovanni Botta Tenore

Dopo aver iniziato giovanissimo un’importante carriera internazionale, il tenore Giovanni Botta ha sentito il bisogno di prendersi una pausa per soddisfare altre esigenze della sua poliedrica personalità artistica e umana: ha proseguito gli studi, ha scritto libri, si è dedicato all’insegnamento, pur continuando a cantare regolarmente in Giappone. Ora, alla soglia dei quarant’anni è un tenore dalla tecnica solida e dalla vocalità sanissima, ma anche un personaggio interessantissimo che merita certamente di essere conosciuto a fondo.

Raccontaci un po’ come hai iniziato: le ragioni che ti hanno avvicinato allo studio del canto e come ti sei formato sino a giungere al debutto avvenuto a soli 21 anni.
Ho iniziato a studiare canto molto giovane, intorno ai 15 anni, complice una passione trasmessami da mio padre e presente in tutta la famiglia paterna (uno zio di mio padre era il tenore Luca Botta, che cantò al Metropolitan per diversi anni al fianco di Caruso). All’età di 17 anni scoprì come una folgorazione la musica di Rossini; da allora i miei sforzi si sono concentrati, grazie anche all’apporto di validi maestri, sulla risoluzione tecnica ed estetica della sua scrittura vocale. Una sfida enorme in relazione alla mia età che mi ha concesso di debuttare proprio nella Cenerentola di Rossini giusto 20 anni fa. La mia carriera si è poi sviluppata a livello internazionale per la stragrande maggioranza lungo le coordinate del repertorio rossiniano, con digressioni nel repertorio tardo settecentesco, a me molto caro, e stimolanti escursioni nel ‘900. Sono davvero grato di aver vissuto esperienze di grande intensità e di altissimo livello con grandi direttori, registi e colleghi. Non posso non ricordare le mie tre presenze al Rossini Opera Festival, che hanno radicalmente segnato e inciso nel mio stile e nella mia vocalità. Colgo l’occasione per ricordare il Maestro Zedda, da poco scomparso, e ringraziarlo con tutto il mio cuore per quanto mi ha dato e per aver creduto nella mia voce…

Oggi, a cose fatte, ritieni che iniziare così giovane una carriera di livello internazionale sia stata una scelta corretta? Potendo tornare indietro cosa cambieresti?
Non cambierei nulla, con la vocazione musicale si può davvero mediare poco. Credo che la carriera precoce sia sostenibile se si è accompagnati da una buona tecnica, talento musicale, istinto e da un valido maestro che sappia, tra le tante cose, indirizzare verso un giusto repertorio. Personalmente, con il senno di poi avrei atteso ancora qualche anno, ma è andata così e sono felice lo stesso… ho avuto tante gioie, oltre a un carico di responsabilità grandissimo.

Come mai ad un certo punto hai deciso di dedicarti all’insegnamento rallentando l’attività artistica?
giovanni-botta-tenoreAvendo iniziato la carriera molto presto non avevo avuto tempo di completare alcuni passaggi della mia formazione personale che ad un certo punto hanno iniziato a mancarmi. Ho voluto completare gli studi universitari (mi sono laureato in filosofia e ho conseguito successivamente anche il dottorato di ricerca), ho scritto diversi saggi e pubblicato numerosi articoli a carattere scientifico, e ho cominciato a sperimentare anche la passione per la didattica e la trasmissione dei saperi. Ho avuto comunque la fortuna di non arrestare mai il corso della mia carriera e lo studio sulla mia voce, perché ho continuato ad esibirmi, in Giappone e sporadicamente anche in Italia. È stato un periodo che mi ha aiutato a riprendere in mano alcune tappe mancate della mia vita, come ad esempio vivere una relazione stabile con una donna che poi, per mia grande fortuna, è diventata mia moglie.

Oggi, nel pieno della maturità vocale e con la forza delle esperienze vissute, non pensi di poter dare ancora molto all’ambiente teatrale?
Non sono io a doverlo dire, ma la cosa certa è che oggi sono pronto a mettermi a servizio del teatro musicale con rinnovata gioia, con una voce sicuramente più matura e una personalità più serena e formata. Il teatro rimane una necessità e un destino e ritornare a viverlo sarebbe davvero entusiasmante. Fortunatamente c’è in questo momento chi crede in me e nella mia ripresa, a cui va tutta la mia fiducia e il mio ringraziamento. Ma tutto dovrà accadere con grande naturalezza: nel frattempo la mia attività rimane intensa tra impegni didattici istituzionali, incarichi di docenza internazionale, masterclass, attività concertistica e non per ultimo la scrittura… sono al lavoro sul mio ultimo libro su Rossini.

Quali sono le difficoltà principali che bisogna superare per riprendere a pieno ritmo una carriera?
Dimostrare che hai rallentato il ritmo non per problemi vocali ma per esigenze personali. Purtroppo è una cosa che non tutti gli addetti ai lavori capiscono. Bisogna avere tranquillità e pazienza nel rimettersi in gioco, mostrando di avere le capacità di poter dare ancora tanto.

In cosa è cambiata la tua vocalità rispetto a qualche anno fa?
Direi che è una voce più consapevole di sé, più rotonda, che ha sulle spalle anni di studio ininterrotti, ma che ha conservato la sua attitudine ad un repertorio da tenore di grazia dei primi tempi…

Con quali titoli ti piacerebbe riproporti?
Mi piacerebbe ripropormi con alcuni dei ruoli che ho cantato con grande piacere (penso soprattutto a Rossini) ma al contempo mi piacerebbe propormi anche in ruoli nuovi perché amo le sfide; insomma, sarei pronto a rimodulare il mio repertorio, ovviamente nel rispetto della mia vocalità.

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L’insegnamento ti sta portando soddisfazioni?
Moltissime, anzi più del previsto. Amo i miei studenti e cerco di seguirli in tutto, alcuni di essi sono già lanciati nel mondo professionale, firmato esclusive con agenzie e debuttato in teatri importanti. Credo sia prioritario trasmettere una metodologia tecnica con regole precise e che renda consapevoli di ogni singola nota; nel contempo è necessario prendere in considerazione i singoli casi e le specifiche nature vocali, spesso cominciando da un lavoro decostruttivo degli eventuali errori di impostazione prendendosi in carico in toto dello studente. Cerco di fornire delle regole precise per quanto attiene la respirazione, le articolazioni e le posizioni vocali, sfatando il mito della aleatorietà metaforica ed esclusivamente imitativa di gran parte della didattica. Occorrono leggi per trascendere i limiti del puro talento e dei difetti da surmenage o malmenage vocale.
Il concorso lirico internazionale “Carlo Guasco”, promosso dal Conservatorio “A. Vivaldi” di Alessandria, in cui attualmente insegno, l’ho pensato solo per i giovani. Amo insegnare in Conservatorio, luogo formativo che fa appello alla nostra responsabilità e alla nostra abilità didattica in una fase delicatissima per la vita artistica dei giovani cantanti.

Nella tua fase di formazione sei stato fortunato nella scelta degli insegnanti?
Direi proprio di sì: ho avuto validi maestri che hanno fornito le coordinate giuste e rigorose alla mia impostazione vocale e che hanno contribuito a plasmare la mia fisionomia vocale e artistica; devo al contempo ammettere di avere incontrato anche cattivi maestri e di aver sperimentato anche metodi e visioni tecniche lesive ed errate; fortunatamente sono riuscito ad intuire la nocività delle proposte e sono corso ai ripari. Ad un certo punto ho cominciato a costruire da solo la mia tecnica vocale, stabilizzandomi dopo un lungo lavoro personale. Ho incominciato ad amare proprio quei tratti distintivi della mia voce come la chiarezza, l’agilità o la facilità di estensione senza cercare di trasformarli in altro; senza il rischio, molto comune in questa tipologia vocale, di incorrere nel suono aperto, schiacciato o nasale. Ma quanta sofferenza arrivarci…
Quando sono a confronto con i miei studenti ho dalla mia il fatto aver conosciuto in prima persona gli errori più comuni cui va incontro una voce e riesco per certi aspetti a stanare subito il nemico.

Poco fa hai accennato ad un tuo nuovo libro su Rossini in fase di preparazione. Potresti anticiparci qualcosa?
Non posso rivelarti molto, ma posso dirti che il libro su Rossini nasce da una mia profonda venerazione per lui. Il mio amore folle ha reso necessario dedicarmi alla riflessione su alcuni aspetti dell’estetica e pratica della vocalità rossiniana.

In bocca al lupo per il tuo futuro
Ringrazio veramente con il cuore OperaClick per questa intervista e auguro a voi di continuare nella vostra splendida e impegnativa missione di divulgazione del melodramma. Auguro a tutti i lettori di alimentare sempre di più la passione per l’opera, cifra caratterizzante della nostra cultura nel mondo.

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Giovanni Botta Tenore

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