maritain-stravinsky

Il libro di Giovanni Botta “Jacques Maritain e Igor Stravinsky”. Intervista all’autore

“Così il pensiero di Maritain incontra la musica di Stravinsky”

Punto di riferimento per chi si nutre di cultura a Napoli, nel dialogo tra la citt  e il mondo, l’istituto francese di via Crispi 86 continua a proporre un calendario fitto di appuntamenti. Mercoledì 1 aprile tocca a un giovane studioso partenopeo, Giovanni Botta che alle 18 presenta il suo nuovo libro Jacques Maritain e Igor Stravinsky (Rubbettino editore, pagg. 180, 16 euro. Con lui intervengono Marina Zito (Università degli studi di Napoli “L’Orientale”), Gennaro Giuseppe Curcio (Istituto internazionale Jacques Maritain, Università degli Studi di Roma Tre e Istituto Teologico della Basilicata, Carmine Matarazzo (Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale). Coordina, Giancarlo Marcocci (corrispondente per la Rivista Notes et Documents dell’istituto internazionale Jacques Maritain). Al centro dell’analisi, l’amicizia fraterna del pensatore (Parigi 18 novembre 1882 Tolosa, 28 aprile 1973) con il compositore russo ( Lomonosov, 17 giugno 1882 New York, 6 aprile 1971) sbocciata in Francia e proseguita anche quando il musicista (che nel frattempo era diventato cittadino francese) si trasfer negli Stati Uniti (1939). Rapporto intellettuale che divenne simbolo della reciproca influenza tra la riflessione sull’estetica del filosofo francese e il suo intrecciarsi con esperienze dirette e concrete della composizione musicale. Ne parliamo con Botta.

 

Musica e filosofia, nel suo dna di studioso nato a Napoli, città del bel canto ma anche del pensiero…

Una domanda che definirei centrale per lumeggiare il fin troppo misconosciuto retaggio simbolico culturale del volto storico della nostra città . Il discorso sarebbe lungo da articolare in questa sede, ma per comprendere il veridico portato di tale matrice simbolica occorre fare riferimento da un lato alla centralità  di Napoli e della sua scuola musicale all’interno della storia della musica (pensiamo agli esiti clamorosi dell’Opera Buffa), dall’altro alla scuola filosofica napoletana. Possiamo riferirci fugacemente alla scuola musicale napoletana che si articola in un arco temporale amplissimo, dalla prima met  del 500 ai primi del 900. Possiamo ricordare la fondazione di ben quattro conservatori di musica fin dalla fine del 500 e la progenie di musicisti illustri innumerevoli come Pergolesi, Jommelli, Traetta, Piccinni, Sacchini, Zingarelli, Porpora, Cimarosa. Da annoverare anche il periodo napoletano di Rossini chiamato dall’impresario Domenico Barbaja (anche lui vanto della citt  famoso nel mondo) a dirigere il San Carlo dal 1815 al 1822. Inoltre, come non ricordare la scuola pianistica napoletana, da Thalberg a Vincenzo Vitale, fino ad Aldo Ciccolini, Sergio Fiorentino, Bruno Canino e tantissimi altri. Per quanto riguarda la filosofia, a Napoli hanno studiato san Tommaso, Giordano Bruno. E nei secoli successivi abbiamo avuto grandi pensatori come Vico, Pagano, fino ad arrivare a Croce e nell’et  contemporanea ad Aldo Masullo e Roberto Esposito.

 

Come si è sviluppato il suo interesse per il pensiero francese?

Conosco ormai da molti anni la Francia, l ho esordito come artista e ho avuto modo di lavorarci in diverse occasioni. un Paese che porto nell’anima. L’incontro con la filosofia sopraggiunge dieci anni fa, durante il mio percorso di laurea in filosofia all’università  Cattolica di Milano. La mia attività  di ricerca parte dopo la lettura di alcuni scritti di Gabriel Marcel da l comincia un lungo periodo tra Parigi e Milano alla ricerca di inediti e fonti bibliografiche, che portano alla luce tre saggi sul suo pensiero Il mistero della filosofia (Morcelliana 2012), Il mistero dell’esperienza estetica (Mimesis 2013), La Struttura dell’eterno (Mimesis, in prossima uscita). Parallelamente mi imbatto in una nuova avventura intellettuale quando leggo un testo di Jacques Maritain, Arte e scolastica. Da allora la mia vita intellettuale prende un nuovo corso sulle strade del pensiero di questo filosofo e di sua moglie Raissa. L’amore per i Maritain non è solo nutrito e motivato dalla densità  indiscutibile e attualissima della loro produzione filosofica, ma da un interesse per le loro vite straordinarie.

 

Maritain filosofo cattolico, Stravinsky uomo di mondo. Cosa l’ha più colpita nel loro rapporto intellettuale?

Jacques Maritain (come del resto lo stesso Gabriel Marcel) non si è mai definito filosofo cattolico e la loro teoresi lo dimostra sufficientemente. Maritain non ha mai nemmeno voluto definirsi (c’è un male insito in tutte le classificazioni) tomista. Maritain è piuttosto un cristiano che fa filosofia. Come dimostrano molti degli scritti maritainiani sullo statuto della filosofia cristiana, l’intelligenza deve poter preservare una sua assoluta e incontrovertibile autonomia nell’esercizio delle sue funzioni e dei suoi ambiti specifici. Ricordo in proposito il testo fondamentale della gnoseologia maritainiana Distinguere per unire, che dimostra ancora di più di come per Maritain fosse indispensabile una unitarietà  dinamica dei saperi all’interno di autonomie statutarie e di topografia precise di saperi distinti. Per questo Maritain riusciva ad avere rapporti intellettuali e di affetto con figure che sembravano lontane da lui. Quello con Stravinsky è solo la metafora di ciò che ha intrattenuto con il mondo degli artisti. Pensiamo a Cocteau, Ramuz, Bloy, Bernanos, Chagall, De Falla.

 

Che ruolo può avere la bellezza in un mondo che sembra averla dimenticata, sopraffatto da volgarità , crudeltà  e violenza ?

La bellezza… Non posso che rifarmi all’idea di Bellezza che Maritain propone e teorizza in Arte e scolastica. La bellezza è lo splendore della verità, è lo splendore della forma sulle parti proporzionate della materia. L’integritas, la proportio e la claritas proprie della bellezza rendono il mondo meno duro e più sopportabile perchè fanno risuonare e consuonare il sostrato e la grammatica nascosta tra le pieghe della presunta ottusa e insensata temporalità . La bellezza può rivitalizzare la visione interiore dell’uomo, ridona l’umano all’uomo. Trasforma il problema della vita in mistero. proprio la trascendentalità  del bello che ci rende umani, buoni e altruisti… Quel bello che non è solo frutto di convenzionalismo o arbitrio soggettivistico, ma sintesi suprema di soggettività  e di oggettività.

 

Progetti futuri?

Tanti. Innanzitutto, sto preparando le uscite, quasi in contemporanea, di tre libri su Maritain e Marcel e gli atti del convegno che ho organizzato all’Università  Cattolica di Milano nel dicembre del 2013 con la dottoressa Eleonora Mauri, una delle più grandi cultrici di Maritain oggi.

Inoltre ci saranno due traduzioni in Francia di due miei testi su Maritain, alcune conferenze e la partecipazione alle attività  sia del Cercle d’etudes Maritain e dell’Istituto internazionale Jacques Maritain di Roma, di cui sono socio ordinario, che del mio neonato Centro studi Jacques e Raissa Maritain di Milano.

Condividi:
https://www.giovannibotta.com